Aiutati che Dio ti Aiuta
C’è un modo antico di dire le cose che vale ancora oggi: “Aiutati che Dio ti aiuterà.” Don Eustachio lo conosce bene. E quando è arrivato alla Propédeutique Spirituelle di Kabinda, con 7.000 dollari all’anno per far funzionare una struttura di formazione, ha capito che aspettare non era una opzione.
Il Seminario che Deve Camminare da Solo
Per decenni i seminari cattolici di tutto il mondo hanno funzionato grazie ai fondi del Vaticano, con una spesa fino a 600-700 dollari per seminarista all’anno. Oggi quei fondi si sono drasticamente ridotti, quasi azzerati, perché le necessità globali dell’Opera di San Paolo sono cresciute oltre ogni capacità di sostegno centralizzato.
Quando Don Eustachio è arrivato alla Propédeutique Spirituelle, ha trovato la struttura, ma vuota. Con soli 7.000 dollari all’anno per tutto il funzionamento, era impossibile garantire un’alimentazione dignitosa ai seminaristi affidandosi solo ai fondi esterni. Bisognava produrre. Bisognava costruire qualcosa di proprio.
Prima l’Orto: in 2-3 Settimane si Mangia
La prima cosa che si può fare in poco tempo è un orto. In 2-3 settimane la verdura cresce, e quello che si produce localmente non bisogna comprarlo. Don Eustachio ha iniziato subito: con i seminaristi, intorno alla struttura, un primo orto, poi un secondo, poi un terzo.

Il risultato non è stato ancora all’altezza delle aspettative — la terra, le tecniche, i mezzi a disposizione non erano ancora quelli giusti. Ma il cammino è tracciato. Il prossimo anno il lavoro manuale sarà più intenso, la produzione più organizzata.
E lavorare la terra non è solo necessità economica — è formazione.“La visione di alcuni preti sul sacerdozio non è sempre quella giusta”, dice Don Eustachio.“Spesso si limitano a celebrare la messa e basta. Ma il sacerdote è anche chi lavora, come diceva San Paolo: ‘Le mie mani provvedono ai miei bisogni’.” Sporcarsi le mani nella terra fa parte del cammino verso il sacerdozio.

Gli Allevamenti: Da Zero a Trenta Maiali
Dopo l’orto, gli allevamenti. Galline, polli, anatre, conigli, e poi il progetto più ambizioso: i maiali. Da zero, partendo dal nulla, il seminario ha raggiunto oltre 30 maiali nati e cresciuti all’interno della struttura.

Un risultato che Don Eustachio racconta con orgoglio evidente.
“A volte la paura di non farcela ci rinchiude e ci fa dimenticare che le soluzioni sono a portata di mano.”Quella paura è stata vinta un animale alla volta.
L’idea non è nuova nel contesto africano — all’interno di molte missioni salesiane in Congo esistono già piccoli appezzamenti di terra e allevamenti di piccoli animali che contribuiscono al sostentamento delle comunità. Ma applicarla a un seminario propedeutico, trasformandola in strumento di formazione oltre che di sussistenza, è una scelta precisa e lungimirante.Il Cittadino
Il Progetto Più Recente: L’Acquacoltura

Poco prima di partire per l’Italia, a giugno, Don Eustachio ha avviato l’ultimo progetto, l’allevamento di pesci: non vasche artificiali, ma bacini scavati nel terreno, nelle zone dove affiorano le sorgenti d’acqua. Due, tre, quattro bacini, ognuno con i suoi pesci che si moltiplicano.
In tre, quattro, cinque mesi i pesci sono pronti per essere consumati. Quando Don Eustachio tornerà a Kabinda, troverà i bacini già avviati, e il seminario potrà contare anche sul pesce di produzione propria per l’alimentazione dei seminaristi.
La Fame in Congo: Un Problema Strutturale
Il contesto in cui tutto questo avviene non è neutro. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), nel 2025 circa 28 milioni di persone nella Repubblica Democratica del Congo soffrono di insicurezza alimentare. Un numero che rende ancora più urgente ogni iniziativa di produzione locale e autosufficienza.
La strada verso l’autosufficienza alimentare in Africa rimane lunga e complessa, ma i primi segnali di cambiamento arrivano proprio da esperienze concrete come quella del seminario di Kabinda: piccoli orti, allevamenti familiari, bacini ittici. Soluzioni semplici, accessibili, replicabili.
Verso l’Autosufficienza
Il Progetto Agropastorale della Propédeutique Spirituelle non è ancora completo, ma il cammino è chiaro. Orto, galline, anatre, conigli, maiali, pesci. Ogni pezzo che si aggiunge riduce la dipendenza dall’esterno e rafforza la capacità del seminario di sostenersi da solo.
“Coloro che mi aiutano mi aiutano perché io possa camminare. Mi aiutano oggi perché io possa dare la possibilità ai miei seminaristi di partire e camminare da soli.”
È esattamente questo l’obiettivo di Uniti per Donare: non creare dipendenza, ma costruire autonomia. Un orto, un maiale, un pesce alla volta.
“A volte la paura di non farcela ci rinchiude e ci fa dimenticare che le soluzioni sono a portata di mano.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo


