Quando il dolore diventa speranza
A Kasumbalesa, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, a 90 km da Lubumbashi, la seconda città del paese, c’è un quartiere dove fino a poco tempo fa trovare una medicina significava percorrere quasi un chilometro e mezzo a piedi fino all’unica strada asfaltata della città. Senza mezzi di trasporto. Senza certezza di trovare quello che serviva.
5000 Euro e un sogno
Tutto è nato dalla generosità di una famiglia che, vedendo i progetti realizzati da Don Eustachio attraverso Uniti Per Donare, ha voluto contribuire. Cinquemila euro e una sola richiesta: costruire qualcosa di utile.
Don Eustachio conosceva bene i bisogni di Kasumbalesa. Come dice lui stesso: “Non si può dire che aiutiamo il Congo. Aiutiamo forse una città, forse un quartiere, forse un villaggio.” Ed era quella la città che aspettava un centro medico.
La scelta cadde su Kasumbalesa per una ragione concreta: a differenza di Kabinda, qui c’è una strada. I materiali arrivano dallo Zambia, a pochi chilometri di distanza. Il cemento costa 9 euro al sacco invece di 30-50. I soldi si moltiplicano. La struttura fu costruita: bella, solida, dignitosa.
La struttura era pronta ma mancava tutto il resto
Quando la costruzione fu completata, i fondi erano esauriti. La struttura era lì, ma vuota, senza medicine, senza attrezzature, senza nulla per inaugurarla e metterla in funzione.
Fu allora che la vita portò Don Eustachio vicino a una famiglia nel dolore. Da quell’incontro nacque qualcosa di inaspettato: nel primo anniversario della scomparsa del giovane Diego Norfini, la famiglia e gli amici decisero di trasformare il lutto in dono. I fondi raccolti in sua memoria servirono ad acquistare le medicine, ad arredare il centro, a dar vita a quella struttura che aspettava.
Vuoi conoscere la storia di Diego?Leggi l’articolo dedicato a Diego “Cicce” Norfini
il Centre de Santé Oggi
Il centro comprende tre strutture: un ambulatorio medico, una farmacia e un emporio di generi alimentari. È gestito da una signora del quartiere. Non c’è ancora un medico stabile, il quartiere è nuovo e la frequenza ancora lenta, ma ci sono un’assistenza di base e i farmaci essenziali a portata di mano. Per chi vive in quel quartiere, non dover percorrere chilometri per trovare una pastiglia è già una rivoluzione.
In Congo Curarsi è un lusso
In Italia, quando aspettiamo settimane per un appuntamento dal medico, ci lamentiamo. È comprensibile. Ma basta guardare alla Repubblica Democratica del Congo per capire quanto siamo fortunati.
Lì non esiste la sanità pubblica come la conosciamo noi. Nei villaggi, se c’è un medico, fa tutto: il ginecologo, il chirurgo, il medico di base ecc. Lo Stato gli paga forse 500 dollari al mese, non abbastanza per vivere. Così i pazienti pagano di tasca propria. Prima delle cure. Prima delle medicine. E se non hai i soldi, il medico ti dice chiaramente: “Non tornare, perché non posso curarti”.
Ci sono persone che muoiono così. Non perché non ci sia una cura, ma perché non possono permettersi di pagarla.
Un ambulatorio vicino a casa, con una farmacia e qualcuno che ti aiuta, per queste famiglie non è un servizio in più. È la differenza tra vivere e non vivere.
“È meraviglia vedere la sanità come viene organizzata in Italia. Se ci sono le insoddisfazioni è normale, ma bisogna sapere che siete molto, molto avanti rispetto a tanti paesi.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo
In Memoriam
Sulla facciata delle tre strutture sono stati scritti anche altri nomi: diverse storie, diverse famiglie, una sola risposta: trasformare il dolore in qualcosa che dà vita ogni giorno.


