PROGETTO MANGO

Come nasce il progetto mango

Quando Don Eustachio è tornato in Congo, nel Seminario Propedeutico di Kabinda, ha cominciato ad accorgersi di presenze silenziose. All’alba, durante la preghiera, sotto la pioggia, vedeva bambini che scivolavano dentro il seminario per raggiungere un vecchio albero di mango. Non venivano a giocare. Venivano perché quel mango era l’unico cibo sicuro della giornata.


la realtà di kabinda

Nella diocesi di Kabinda, la colazione non esiste. I genitori si alzano all’alba e vanno nei campi o cercano lavoro giornaliero, tornando nel pomeriggio. Nel frattempo i bambini vanno a scuola digiuni, resistono, cercano un frutto, qualcosa, qualsiasi cosa. Il 90% delle famiglie non ha un reddito fisso. Non è pigrizia, non è indifferenza: è un sistema economico che non lascia scelta.


dal conflitto all’amicizia

All’inizio Don Eustachio cercava di allontanarli, considerando il seminario un luogo chiuso, accessibile solo ai seminaristi e ai loro insegnanti.

Ma più li mandava via, più tornavano. Finché ha capito: non potevano fare diversamente. Da quel momento ha aperto le porte. Prima 10 bambini, poi 20, poi 100, poi 120. Il mango stagionale finisce a marzo, ed è lì che è nato il Progetto Mango: garantire un pasto ogni giorno, tutto l’anno, anche quando l’albero di mango non fornisce i suoi frutti.

“Quel mango che era oggetto di nemicità tra loro e me, è diventato oggetto di amicizia.”
— Don Eustachio


quello che facciamo

Con fagioli e mais coltivati localmente, accessibili, nutrienti, non importati, ogni giorno prepariamo un pasto per oltre 100 bambini. Il costo? Meno di 15 euro al giorno. Con soli 5 euro al mese garantisci un pasto al giorno a un bambino per un mese intero.


Chi Cucina, Chi Serve: Una Storia dentro la Storia

Dietro ogni pasto del Progetto Mango c’è una donna. Cucina lei, ogni giorno, per oltre cento bambini. Ma la sua storia è essa stessa un racconto di provvidenza.

Quando il Progetto Mango stava per partire, al seminario lavorava una donna con un contratto irregolare — stava per essere licenziata. Don Eustachio avrebbe potuto semplicemente mandarla via. Invece ha scelto diversamente: le ha offerto un nuovo contratto, regolare, nell’ambito del progetto. Da quel momento è lei che cucina per i bambini, da marzo fino ad oggi. Una storia di salvezza dentro una storia di salvezza.


I Seminaristi Imparano a Servire

Ogni giorno alle 12.30 i seminaristi della Propédeutique Spirituelle pranzano. Alle 13.00, due di loro escono e vanno a servire i bambini del Progetto Mango. Non è un obbligo imposto dall’alto, è una lezione di vita che Don Eustachio ha voluto trasmettere fin dall’inizio.

“Essere sacerdoti non significa stare in un ufficio, rimanere chiusi, rimanere puliti. Bisogna anche sporcarsi le mani.” È con questo spirito che i giovani seminaristi, partiti in 17, rimasti 11 dopo il primo semestre, si alternano ogni giorno nel servizio ai bambini.

Don Eustachio lo spiega con le parole del Vangelo: “Quando Gesù dice: ‘Voi mi chiamate Signore e Maestro, ma ho piegato le mie ginocchia e vi ho lavato i piedi’ — ecco, quello è il modello. Sono all’inizio del loro cammino. Hanno bisogno di imparare cosa significa servire, essere disponibili.”

E funziona. Quando i seminaristi vedono Don Eustachio impegnarsi personalmente per quei bambini, riconoscendo “l’opera del Signore”, capiscono senza bisogno di spiegazioni. Il Progetto Mango non è solo un pasto. È una scuola di umanità.


aiutaci a continuare

Il Progetto Mango è in corso e ha bisogno del tuo sostegno continuo. Ogni donazione, anche piccola, si trasforma direttamente in cibo per un bambino di Kabinda.