La Pioggia Non Ferma Più i Bambini
Nel villaggio di Kamende, nella parrocchia di San Paolo, c’era una scuola. Ma chiamarla scuola era quasi un eufemismo.

Una Scuola Di Paglia
Le mura erano fragili, il tetto era fatto di paglia e di erba. Resisteva qualche stagione, poi il sole lo rovinava, e la paglia diventava permeabile. Quando arrivava la pioggia, e nella Repubblica Democratica del Congo arriva forte, i bambini scappavano via. Tornavano a casa bagnati. Era meglio essere bagnati per strada che bagnati a scuola.
E quando riuscivano a restare, studiavano seduti per terra. Chi su una pietra, chi su un pezzo di legno. Qualcuno usava il ginocchio come piano di appoggio per scrivere.

La Predica Che Cambio’ Tutto
Un giorno, Monsignor Valentino Masengo — ex vescovo della diocesi di Kabinda, oggi scomparso — era in Italia, di passaggio nella Comunità Pastorale dei Tre Arcangeli a Livorno. Conosceva l’italiano, e quando celebrava la messa la sua predica arrivava dritta al cuore.
Quel giorno parlò dei bambini. Della loro scolarità. Di quelle strutture di paglia che non riuscivano a proteggerli. Quando la messa finì, due o tre signore si avvicinarono a Don Eustachio con una domanda semplice e potente: “Come possiamo aiutare questi bambini?”.
La scuola gratuita che non è gratuita
In Congo la scuola primaria è ufficialmente gratuita per tutti — una misura che ha permesso a oltre 4 milioni di bambini di tornare a scuola. Una conquista enorme, sulla carta. Ma la realtà è più complicata.
Lo Stato congolese spende circa 57 dollari all’anno per ogni alunno delle scuole elementari — una cifra irrisoria se si pensa che il Capo Verde, paese africano ben più piccolo, ne spende oltre 1.157. Gli insegnanti ricevono stipendi bassissimi, integrati fino a poco tempo fa dai contributi diretti delle famiglie.
Nonostante i decreti governativi per la scuola primaria gratuita, le famiglie devono comunque sostenere costi significativi — uniformi, libri, trasporti — che portano a un alto tasso di abbandono scolastico e al lavoro minorile. L’improvviso afflusso di studenti ha portato a classi sovraffollate e risorse educative sempre più limitate.
Nella scuola cattolica di Makelele a Kinshasa, secondo un reportage della CSSR News del febbraio 2026, 600 dei 700 studenti trascorrono l’intero anno scolastico seduti per terra, poiché i banchi disponibili sono sufficienti solo per 100 bambini. Una situazione non diversa da quella che esisteva a Kamende prima della Scuola Konga Bana. (Fonte:https://www.cssr.news/italian/2026/02/istruzione-in-prima-linea-contro-la-poverta-nella-repubblica-democratica-del-congo/)
Ecco perché una struttura solida, con banchi veri e un tetto che non lascia passare la pioggia, non è un lusso. È la differenza tra studiare e non studiare. Tra restare e andarsene.
Il Progetto Prende Forma — Da Lontano
Don Eustachio era a Livorno. Non poteva essere lì, non poteva coinvolgere il villaggio direttamente. Ma aveva un confratello, Don Simon, sacerdote congolese allora in missione in Francia, che stava per recarsi in Congo per le ferie. Gli parlò del progetto, e Don Simon si fece carico di coinvolgere le persone.
All’inizio l’idea era semplice: procurare delle lamiere di ferro per coprire il tetto. Ma quando si avvicinarono alla struttura, fu chiaro che non bastava. Le mura erano troppo deboli, e non si poteva mettere un tetto solido su fondamenta fragili.
Bisognava ripensare tutto.
I Mattoni di Terra Cotta
La soluzione fu coinvolgere la comunità stessa nella costruzione. Le persone del villaggio avrebbero lavorato la terra per ricavarne i mattoni. Ma c’era un problema: chi va a lavorare i mattoni non va al campo. E chi non va al campo non mangia.
Don Eustachio capì che bisognava sostenerli. Dall’Italia mandava un sostegno alimentare, qualcosa da mangiare, qualcosa da bere, per chi partecipava ai lavori. Quel gesto semplice motivò le persone. I mattoni vennero prodotti. La struttura prese forma.
Non cemento dall’inizio alla fine, non sarebbe stato sostenibile. Mattoni di terra cotta, con il cemento usato solo per rivestire le mura esterne. Una struttura adatta alle risorse e alle realtà del villaggio. Ma solida. Che regge.

I Banchi — Un Dettaglio che Cambia Tutto
Quando la scuola fu completata, ci si accorse di un’ultima cosa: i bambini continuavano a sedersi per terra. Non c’erano banchi.

Grazie all’aiuto della comunità e degli amici livornesi, furono realizzati anche i banchi. Oggi i bambini di Kamende studiano seduti, con un piano su cui appoggiarsi per scrivere. Scrivono meglio. Si concentrano meglio. Non scappano più quando arriva la pioggia.

“Abbiamo aiutato tantissimo con questa scuola — procurando una struttura adatta alle realtà del villaggio, da dove non devono più scappare perché la pioggia infiltra il tetto.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo

Oggi: Oltre Duemila Bambini
La scuola di Kamende è cresciuta. Quella struttura costruita con mattoni di terra cotta e 14.000 euro, raccolti cinque euro alla volta ogni domenica, ad oggi ha accolto oltre duemila bambini. Duemila bambini con la possibilità di riparo dalla pioggia, seduti ai loro banchi, con un bagno dove andare senza doversi rifugiare nel bosco.
Le Storie che Non Dimenticheremo Mai
Mentre i lavori andavano avanti, arrivavano le testimonianze. Piccole, grandi, inaspettate. Ogni domenica, chi poteva dava cinque euro, e quei cinque euro, messi insieme, compravano le lamiere, pagavano i mattoni, mandavano avanti tutto.
Poi c’è la storia di un bambino, oggi studente universitario, che, il giorno della sua Prima Comunione, ha rifiutato i regali. Invece di giocattoli o vestiti, ha chiesto alla sua famiglia di fare un’offerta per la scuola di Kamende.“Il catechismo si riassume in una parola”, disse Don Eustachio raccontando quella storia.“La carità verso gli altri”.

E da allora altri bambini del catechismo hanno rinunciato a qualcosa, alla mancetta settimanale, a una bicicletta nuova, al regalo di Natale, al regalo per la Cresima, per aiutare i loro coetanei di una scuola lontana nello spazio ma non lontana dal loro cuore.
Perché Solo il Congo?
Non tutti capiscono. Non tutti sostengono. Ci sono momenti in cui arrivano le parole dure:“Perché a lui? Perché per il Congo?”.
Don Eustachio lo sa. E in quei momenti si chiede anche lui “Perché devo ancora andare avanti?“. Poi risponde:“Se non lo faccio io, nessunolo farà. Vado avanti con chi si sente di aiutare.“
C’è una cosa che Don Eustachio dice sempre, quando qualcuno gli chiede perché aiutare il Congo quando ci sono i poveri anche vicino a noi:“I poveri sono ovunque. Ma la povertà ha dei livelli. Qui la povertà è di chi non riesce a pagare le bollette, di chi ha perso il lavoro. Lì è la povertà di chi non ha mai avuto uno stipendio in vita sua, e vive così, casualmente, spesso senza riuscire a mangiare e a sfamare i propri figli, senza poterli far curare se si ammalano”.
“Se pensiamo anche a loro, come a chi è vicino a noi, la carità si vive in modo che nessuno possa mancare di niente — come nella prima comunità di Gerusalemme.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo
Konga Bana — Per i Bambini
“Konga Bana” in lingua Tshiluba significa “per i bambini”. È il nome che abbiamo scelto per questo progetto, perché racconta tutto in due parole. Una scuola costruita con le mani della comunità, sostenuta dalla generosità di persone lontane migliaia di chilometri, per dare a dei bambini il diritto più semplice del mondo: studiare al riparo dalla pioggia, seduti a un banco.


