Diego “Cicce” Norfini — Una Meta Segnata

Ci sono storie che fanno male. Storie di cui si fatica a parlare, perché le parole sembrano sempre troppo piccole. Questa è una di quelle storie. Ma è anche una storia di amore, di amicizia e di un ragazzo che, senza saperlo, continua ancora oggi a prendersi cura di qualcuno.

Cicce

Per tutti era “Cicce”. Diego Norfini aveva 17 anni, era pilone dell’Unicusano Livorno Rugby under 18. Uno di quei ragazzi che sul campo danno tutto, che si rialzano dopo ogni placcaggio, che non conoscono la parola arrendersi. Amato e benvoluto da tutti, aveva ancora una vita intera davanti a sé.

La notte del 6 agosto 2024, tornando a casa in scooter in via dell’Ardenza, ha perso il controllo del mezzo. Un impatto violentissimo contro il cordolo che ha spezzato persino il casco. I passanti che lo trovarono immobile sulla strada chiamarono subito i soccorsi. Diego venne portato in ospedale in coma, un coma dal quale non si sarebbe mai più svegliato.

Ha lottato per una settimana come solo un rugbista sa fare, con tutto se stesso. I suoi compagni erano fuori dall’ospedale ogni giorno, a tifare, a sperare. Ma quella era la partita più difficile. E “Cicce” non riuscì a segnare quella meta.

Il 13 agosto 2024, a soli 17 anni, Diego Norfini ci ha lasciati. Livorno si fermò. Sullo striscione che i ragazzi del rugby stesero davanti al vivaio Biricotti, in via dell’Ardenza, c’era scritto soltanto: “Cicce, per sempre con noi.”

Ma il cuore di Diego non ha cessato di battere quel giorno: grazie alla donazione dei suoi organi, quattro persone hanno ricevuto una nuova possibilità di vita, iniziando subito a trasformare il dolore in speranza.

Don Eustachio e la Famiglia nel Dolore

Don Eustachio era stato vicino alla famiglia Norfini fin dalle prime ore. In quel dolore enorme si era fatto presenza silenziosa e calda, come solo lui sa fare. Come dice lui stesso, fu la mano del Signore a portarlo vicino a quella famiglia, per essere un mediatore di consolazione in un momento tragico.

Nei mesi successivi, la famiglia e Don Eustachio rimasero in contatto. Nacque un’amicizia vera, profonda. Come dice lui:“Quella signora che viveva un momento di dolore enorme è diventata un’amica, per non dire una sorella.”

Il Dolore Diventa Dono

Nel primo anniversario della scomparsa di Diego, la famiglia e gli amici decisero di non restare fermi nel dolore. Vollero fare qualcosa di concreto, di duraturo. Qualcosa che portasse il nome di Diego nel mondo e che continuasse, ogni giorno, a fare del bene.

Raccolsero fondi in sua memoria. E quei fondi servirono a completare il centro medico che Don Eustachio aveva costruito a Kasumbalesa, nella Repubblica Democratica del Congo: ad arredarlo, a comprare le medicine, a dotarlo delle attrezzature necessarie per aprire i battenti.

Oggi sulla facciata di quel centro, scritto a caratteri cubitali, c’è il suo nome: “In Memoriam Diego Norfini”. Ogni persona che entra porta con sé, senza saperlo, un pezzo della sua storia. Ogni cura data, ogni medicina trovata, ogni bambino guarito è un’altra meta segnata per lui.

“Tutto quello che è stato raccolto è stato utilizzato per arredare la struttura, per pagare le medicine, per fornire del materiale medicale, nel ricordo di quello che è diventato un angelo nel cielo, che prega e che sostiene questo progetto.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo

Il Grazie della Famiglia

Quando Don Eustachio ripartì per il Congo il 17 settembre 2025, con un carico di prodotti e apparecchi sanitari per l’allestimento definitivo dell’ambulatorio, la famiglia Norfini volle ringraziarlo pubblicamente con parole che dicono tutto:

Carissimo fratello, grazie per la tua infinita umanità e umiltà, per esserci stato vicino sempre, per ricordare Diego nelle tue preghiere nella santa messa e nel tuo buon cuore. Grazie per la tua spiritualità, la tua vocazione e la tua missione.”
— La famiglia Norfini

Cicce, Per Sempre Con Noi

Diego “Cicce” Norfini non è mai stato in Congo. Non ha mai visto Kasumbalesa, non ha mai incontrato le persone che oggi entrano in quel centro medico. Eppure il suo nome è lì, sulla facciata, sotto il sole africano.

Forse è questo il senso più profondo di una vita vissuta con generosità, anche senza saperlo. Che il bene che semini continua a germogliare, anche dopo, anche lontano, anche dove non avresti mai immaginato.

Ciao Cicce. Per sempre con noi. Continueremo con te ad aiutare gli altri.


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