Sala Maternità di Kamende: Partorire con Dignità
In Congo, le famiglie sono molto numerose: di 5, 6, 7, 8 figli, a volte anche di più. Le donne partoriscono, sempre hanno partorito. Ma fino a pochi anni fa, a Kamende, lo facevano a casa, negli spazi condivisi con il resto della famiglia. Senza strutture dedicate, senza assistenza, senza dignità.
Un Anniversario, una Busta, un Sogno
Tutto è iniziato con un gesto semplice e straordinario. Una coppia di amici stava festeggiando il trentesimo anniversario di matrimonio. Invece dei regali, la famiglia aveva chiesto agli ospiti di portare un’offerta in denaro. E, dopo i festeggiamenti, si era presentata da Don Eustachio con una busta. Cinquemila euro, con una sola richiesta:“Fai quello che vuoi, ma che rimanga la traccia del ricordo di questo evento.”
Don Eustachio si prese del tempo per riflettere. Quei soldi avrebbero potuto aiutarlo a comprarsi una macchina, una moto, per spostarsi più agevolmente i quei posti privi di trasporti pubblici, e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Ma lui pensò alle tante persone che avevano bisogno. E decise: quei soldi sarebbero serviti a costruire una sala per partorienti nel villaggio di Kamende.
Costruire da lontano
Realizzare un progetto edilizio in Congo dall’Italia non è semplice. Don Eustachio lo sa bene, si tratta dello stesso problema incontrato con la scuola Konga Bana, con i pozzi, con ogni progetto. Ma, piano piano, con pazienza e fiducia nella Provvidenza, i lavori avanzarono. La struttura crebbe fino al tetto.

Poi i soldi finirono. Cinquemila euro erano sembrati tantissimi, ma non erano bastati per portare la struttura all’inaugurazione. Sembrava tutto bloccato.
Fu allora che intervenne una famiglia amica, sempre generosa, nel ricordo di una zia che aveva lavorato in un reparto di maternità a Pisa. Si chiamava Laura Nosiglia. Organizzarono una raccolta fondi, un evento speciale chiamato“Dona una PerLa”,dedicato alla memoria di Laura Nosiglia, e i lavori ripresero.
Poi arrivò un altro anniversario: il cinquantesimo anniversario del matrimonio delDiacono MaurizioconMariuccia. Gli sposi decisero di devolvere le offerte ricevute alla sala per partorienti. Con quei fondi fu acquistato tutto il necessario per inaugurare il servizio: i letti, i materassi, il materiale medicale.

Una scelta di rispetto
Don Eustachio fece una scelta precisa: affidare la gestione della sala alle suore. Non fu una decisione casuale. In Congo, la donna è ancora molto riservata, e, in un dispensario con personale maschile, molte donne semplicemente non andrebbero a partorire. Con le suore, si sentono accolte, rispettate, al sicuro. E vengono.

La struttura si trova a Kamende, nella diocesi di Kabinda, a 60 km dalla città di Kabinda. Funziona tuttora, gestita da una suora dedicata a questa missione.
La Luce per far Nascere la Vita
Quando la sala aprì, c’erano però ancora problemi seri: mancanza d’acqua, mancanza di docce, mancanza di luce. Le ostetriche facevano partorire le donne con una torcia in mano. Difficile immaginarlo, eppure era così, e era sempre meglio che farlo altrove.
Fu Uniti Per Donare, dopo la sua nascita nel 2022, a intervenire: furono acquistate lampade ad energia solare per garantire la luce necessaria durante i parti. Un gesto apparentemente piccolo, che cambiò tutto.
Mille Bambini Nati
In poco più di quattro anni di attività, nella sala maternità di Kamende sono nati oltre mille bambini. Mille vite venute al mondo in una struttura dignitosa, assistite da personale competente, invece che sul pavimento di casa, al buio, senza aiuto.

Tra questi, anche una nascita gemellare: un evento che in Congo porta con sé tradizioni antiche e credenze profonde. I gemelli sono considerati bambini speciali: devono essere vestiti in modo identico, nutriti con gli stessi cibi, trattati in modo assolutamente uguale.

Don Eustachio accompagna queste famiglie con rispetto e pazienza, senza cancellare le tradizioni, ma aiutandole a riflettere con maturità.
Partorire Non Deve Essere una Tragedia
Prima della sala maternità, le donne di Kamende partorivano a casa. Senza riservatezza, senza dignità, spesso circondate dai figli piccoli. Quando qualcosa andava storto, il medico più vicino era a 50, 60, 80 km di distanza. E non era un ginecologo, ma un medico generale che aveva imparato a fare quello che serviva perché non c’era alternativa.
Donne morivano. Bambini morivano. Per mancanza di assistenza, per mancanza di strutture, per mancanza di tutto.
“Partorire non deve essere una tragedia. Deve essere proprio una festa, le condizioni devono essere migliori.”
— Don Eustachio Ntambwe Makoyo
Un Sogno Ancora da Compiere
Oggi alla sala maternità viene chiesto un contributo simbolico di circa un euro e cinquanta per il parto. Ma ci sono donne che non hanno nemmeno quello. Donne che dopo aver partorito scappano di notte perché non possono pagare.
Il sogno di Don Eustachio e di Uniti per Donare è che un giorno la sala possa accogliere tutte gratuitamente, nessuna esclusa. Ci arriveremo, dice lui. Con la carità e la buona volontà di chi ancora pensa ai più poveri.
I Nomi Sulle Mura
Sull’ingresso della sala maternità ci sono dei nomi scritti sulle mura. Sono i nomi di chi ha reso possibile tutto questo: la donatrice dell’anniversario, Laura Nosiglia, Mariuccia e il Diacono Maurizio, e altri ancora. Alcuni hanno preferito donare nell’anonimato, alcuni erano ancora in vita quando hanno contribuito. Altri no, e la loro offerta funebre è diventata vita nuova per bambini che non hanno mai conosciuto.
In Congo, come a Livorno, il confine tra il dolore e il dono è sottile. E Don Eustachio sa attraversarlo meglio di chiunque altro.


